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Il cuoio dei carcerati cambia loro la… pelle

Il cuoio dei carcerati cambia loro la… pelle

Da VERONA FEDELE, domenica 28 Maggio 2017, pagina 4

Progetto Riscatto è la cooperativa creata nel 2014 da Mario Gastaldin, titolare del laboratorio di pelletteria di lusso Cordovano di Verona, nata con l’intenzione di creare nuove opportunità di riqualificazione sociale per i detenuti del carcere di Montorio attraverso l’acquisizione di nuove competenze professionali.

In occasione del Vinitaly 2014, Gastaldin creò un gadget da distribuire negli hotel di Verona e provincia, ma aveva bisogno di manodopera. Venne indirizzato quindi verso il carcere, dove nasce la cooperativa che inizia a produrre una serie di prodotti con il marchio “Progetto Riscatto”: borse, portadocumenti, portapenne, portachiavi e svuotatasche di pelle pregiata, lavorate a mano dai detenuti.

«Molta gente, quando viene a sapere che è prodotto da detenuti in carcere – spiega Mario Gastaldin – rimane profondamente colpito: lo percepisce come un valore aggiunto al pregio già alto del prodotto». La sensibilità e l’attenzione al sociale di Gastaldin ha trovato terreno fertile nell’ambiente carcerario: «Per un detenuto lavorare in carcere rappresenta una fuga dalla noia che in quell’ambiente può diventare paranoia – spiega –. Da quando abbiamo iniziato a lavorare con i carcerati, molti di loro mi hanno chiesto di prolungare le attività di laboratorio, perché se non sei mentalmente preparato, è difficile far passare il tempo». Eccezion fatta per le guardie carcerarie, le persone che portano il lavoro in carcere sono gli unici soggetti che un detenuto vede durante la giornata: «Sei il trait d’union  tra chi sta dentro e chi sta fuori», prosegue Gastaldin, che ammette anche che il carcere ha cambiato pure lui: «Mi era stato detto, scherzosamente, che mi sarei ammalato di “carcerite”, un modo di dire per cui se per qualche motivo una mattina non riesco ad andare in carcere, ne avrei sentito la mancanza. Sono cose che ti cambiano dentro e ti fanno riflettere, perché ridimensioni i problemi che hai fuori». La “carcerite” ha manifestato i suoi sintomi: Gastaldin si reca a Montorio tutte le mattine e qui incontra Gaio, il calzolaio, che in carcere insegna ai detenuti a riparare le scarpe. L’incontro tra i due ha dato vita a Liberto – dal nome, significativo, dello schiavo che in epoca romana veniva liberato dalla sua condizione –: si tratta di un sandalo prodotto con pellami di lusso, totalmente all’interno del carcere. Tutti i passaggi, dalla scelta dei pellami (conciati al vegetale, ovvero senza l’utilizzo di cromo che è uno degli agenti più inquinanti utilizzati in pelletteria) al taglio e alla cucitura, sono seguiti personalmente da Gastaldin a cui pochi mesi fa è stato proposto di creare anche una versione del sandalo destinata ai frati francescani, più sobria, più economica e destinata all’uso quotidiano e duraturo, con una suola in gomma.

I dipendenti della cooperativa hanno tutti un regolare contratto inquadrato nel contratto nazionale di categoria: dallo stipendio che ricevono, lo Stato trattiene una percentuale per le spese. In un periodo in cui il problema sicurezza è all’ordine del giorno, è importante notare anche che «le carceri dove sono attivi e funzionano questi esperimenti di lavoro per i detenuti, hanno un tasso di recidiva del 20%, contro il 70% delle carceri che non lo prevedono», aggiunge Gastaldin.

E nel futuro di Progetto Riscatto cosa c’è? «Cerchiamo di lavorare di più: in quanto cooperativa sociale non possiamo fare utili, ma tutti i proventi vengono riutilizzati per migliorare la produzione. Nel laboratorio del carcere, infatti, abbiamo macchinari che ci sono stati dati in comodato d’uso da persone che ci conoscono e apprezzano il nostro lavoro, ma sono macchine obsolete. Come Progetto Riscatto, lavoriamo anche su commissione: ad esempio la titolare di un bed&breakfast ci ha commissionato un centinaio di portachiavi in pelle con il logo della sua struttura che metterà in vendita nel suo locale, specificando la valenza sociale del progetto. Siamo aperti a commissioni di qualsiasi tipo, perché se avessimo più lavoro, affrontare le spese non sarebbe un problema».

Prima di salutarci, Mario Gastaldin ci confida anche un suo sogno: «Mi piacerebbe far avere a papa Francesco un paio dei nostri sandali francescani. Il nostro progetto si sposa alla perfezione con la sua attenzione per i deboli e gli emarginati della società».

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