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La produzione artigianale in un progetto di reinserimento

La produzione artigianale in un progetto di reinserimento

Da L'ARENA, sabato 29 ottobre 2016, pagina 16

Liberto, nell’antica Roma, era lo schiavo affrancato. «Liberto» è il nome scelto per un particolare modello di sandali. Particolare perché viene prodotto dai detenuti del carcere di Montorio. La struttura penitenziaria, in cui 460 tra uomini e donne scontano una pena, si è più volte distinta per le iniziative educative e professionali. Ogni progetto, spiega la direttrice Mariagrazia Bregoli, «serve a far sentire le persone responsabili, autonome, e ad aumentare la loro autostima in vista del reinserimento sociale».

Design unisex sobrio ma al contempo elegante: una suola bassa di cuoio e una tomaia formata da due strisce di pelle colorata. Ecco «Liberto». L’idea è dell’imprenditore Mario Gastaldin, titolare del laboratorio di pelletteria Cordovano e fondatore della cooperativa sociale Riscatto, e dell’artigiano Michele Massaro del negozio «Gaio il calzolaio» di Borgo Venezia, aiutati dal modellista Guglielmo Battistoni e dall’esperto di marketing e comunicazione Davide Aleo.

Nei laboratori del carcere è appena cominciata la produzione dei sandali, rigorosamente a mano. Nell’ala maschile si esegue il taglio del materiale; nella femminile la colorazione e la cucitura. Per il momento vi lavorano una ventina di detenuti in tutto. Le calzature sono poi messe in vendita nel negozio di Gastaldin ma il canale principale diverrà presto il sito creato ad hoc. E gli introiti serviranno a far proseguire l’iniziativa.Come si è iniziato? La cooperativa Riscatto, con il contributo dell’Amia, nel 2014 aveva avviato nel settore maschile della casa circondariale un corso di riparazione delle scarpe. Gastaldin aggiunge: «La necessità, in seguito, era inventarsi qualcosa per dare continuità all’esperienza. Abbiamo pensato, quindi, a un prodotto di base come il sandalo con caratteristiche di qualità per scelta dei materiali e finiture. Chi calzerà “Liberto” porterà in giro con sé la maestria dell’artigianato made in Italy unito alla volontà di riscatto sociale dei reclusi».

I materiali utilizzati per la suola, il sottopiede, le tomaie e la fodera sono esclusivamente di cuoio e pelli di elevata qualità, con la certificazione di provenienza da concerie del consorzio «Vera pelle italiana conciata al vegetale in Toscana» che garantisce, con un severo disciplinare, materiali preparati con tannini naturali, senza cromo e altre sostanze nocive.L’assessore al Sociale, Anna Leso, «benedice» il progetto: «È interesse di tutti che il periodo di detenzione serva a preparare le persone a un ritorno in società sereno e non traumatico, con competenze professionali da sfruttare».

L'Arena di Verona - Il sandalo Liberto creato dai detenuti del carcere di Verona con Progetto Riscatto

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