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Detenute pronte al Riscatto

Detenute pronte al Riscatto

Da L'ARENA, lunedì 27 aprile 2015 CRONACA, pagina 15
articolo di Alessandra Galetto

Il lavoro come strumento di riscatto, di riscoperta della propria capacità di essere autonomi ed utili, ed insieme come occasione per acquisire competenze, spendibili dopo la fine della detenzione. Parte da questi obiettivi uno dei progetti di lavoro per le detenute del carcere di Montorio, cui sta lavorando la cooperativa Riscatto. Si tratta di un laboratorio di pelletteria, per la produzione di oggetti curati, all’insegna di quel made in Italy che, unico, per la maestria della lavorazione e la cura artigianale, può fare concorrenza a produzioni industriali a basso costo.

L’idea nasce dall’incontro di un imprenditore affermato, Mario Gastaldin, noto come Cordovano, con il mondo del carcere. Cordovano per i veronesi è un nome noto: forte della sua dalla passione per il commercio della pelletteria di lusso, diventa dal ’76 punto di riferimento per clienti raffinati. In vicoletto Scala 7 Cordovano decide di aprire il suo laboratorio, per dedicarsi esclusivamente alla produzione di pelletteria di lusso su misura.

«Dovevo fare dei gadget per Vinitaly e cercavo una cooperativa per contenere la spesa. Un amico mi ha consigliato di rivolgermi al carcere. Detto, fatto», spiega Gastaldin. «Nel reparto femminile di Montorio ho trovato una grande voglia di fare e di partecipare da parte di molte detenute; mi hanno colpito moltissimo. Diciamo che mi ha preso quella che chiamano “carcerite”: l’emozione di vedere persone alla ricerca di un’occasione, per le quali il lavoro era un miraggio, mi ha fatto sentire che dovevo fare qualcosa. Ho visto tra l’altro che alcune detenute erano informate di pelletteria, e ho deciso d’istinto: facciamo un laboratorio di pelletteria in carcere, puntando sul made in Italy, il lavoro di qualità. Che richiede dedizione e tempo. E i detenuti, di tempo, ne hanno molto. Ho visto che hanno anche la voglia di imparare, cioè la dedizione. E ho trovato ascolto e consenso nella direttrice, la dottoressa Maria Grazia Bregoli, che ha messo a disposizione un laboratorio di 60 metri quadri nella sezione femminile. E così è nata la cooperativa Riscatto, che ho fondato con due detenute. Molti mi hanno aiutato: il notaio Buoninconti ad esempio ha rinunciato al suo onorario per l’atto di costituzione della cooperativa. Un altro contributo importante è arrivato dal Banco Popolare».

Si tratta di Michele Massaro, meglio noto come «Gaio il Calzolaio», che ha il suo negozio in via Spolverini 10. Massaro, colpito dai progetti di lavoro in carcere, entrerà a far parte di Riscatto con un corso in cui insegnerà i segreti per essere buon calzolaio. «Credo che in tre mesi le detenute possano imparare molte tecniche, e che sia una buona occasione».

Cosa manca? Le ordinazioni. Gli ingredienti per il successo ci sono tutti. Riscatto ha già creato anche una sua linea (vedi su Facebook «Progetto Riscatto»), e a breve è attesa l’apertura in pieno centro, non lontano dal negozio di Cordovano, di una vetrina che esporrà i prodotti del brand, realizzata grazie al sostegno della Popolare. Non è detto che questo spazio non possa diventare anche il luogo in cui i veronesi consegneranno le loro scarpe per riaverle, sistemate a dovere nei laboratori del carcere, dopo 24 ore. «Adesso noi ci rivolgiamo a tutti quei soggetti, come enti e aziende pubbliche, imprenditori e aziende private, società calcistiche che spesso hanno bisogno di ordinare gadget, anche pubblicitari, per diverse occasioni», spiega Gastaldin. «Non chiediamo contributi in denaro, ma l’occasione di farci lavorare. Siamo pronti a realizzare campioni e preventivi, sicuri che saranno convincenti».

Anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando, quando è venuto a Verona circa un mese fa per un convegno proprio sul mondo del carcere, ha ricevuto in omaggio una cartellina personalizzata realizzata da Riscatti.

L'Arena di Verona - Laboratorio di pelletteria Progetto Riscatto

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